Frammenti di Luci e Ombre
venerdì, 06 novembre 2009 alle 11:20
“You see everything
You see every part
You see all my light
And you love my dark
You dig everything
Of which I’m ashamed
There’s no anything to
Which you can relate
And You’re still HERE”
Grazie.
Per tutto il tuo disordine in camera da letto.
Per quando guardi la partita e manco se mi mettessi a girare nuda nel salotto te ne accorgeresti.
Per quando non senti mai la sveglia e mi tocca lanciarti giù dal letto.
Per tutte le volte che giri per casa lamentandoti di tutto e tutti e non mi chiedi nemmeno come è stata la mia giornata.
Per le scarpe in giro nel mio studio e per i pacchetti di sigarette sparsi ovunque.
Grazie per i tuoi difetti.
Grazie per essere così umano.
Grazie per essere così speciale.
Per come mi hai sedotta, quattro anni fa.
Per come mi baci, per la passione che hai quando fai l’amore con me.
Per le tue mani ruvide, che mi accarezzano come se avessero paura di rompermi.
Per come mi hai detto “sei bellissima”, quando sono scesa dalla macchina davanti alla chiesa.
Per tutte le volte che non c’è mai stato bisogno di dirti niente, perché sapevi già tutto.
Per quando avevo bisogno ed eri al mio fianco, a tenermi la mano.
Per quando avevo bisogno e te ne sei andato, perché dovevo capire che potevo farcela sulle mie gambe.
Per le telefonate nel cuore nella notte, quando ancora vivevamo due vite parallele, solo per dirmi “ti amo”.
Per tutte le volte che mi prendi in giro e mi insegni che il segreto è proprio non prendersi mai troppo sul serio.
Per tutte le volte che sai sorprendermi, e sono davvero tante.
Per conoscermi così bene.
Per sapermi leggere dentro.
Per tutte le volte che torno a casa e stai cucinando per me.
Per come mi abbracci, quando vedi che sono giù di morale.
Per come mi hai abbracciato ieri mattina.
Per come mi hai guardata ieri sera.
Per il tuo sorriso, che apre il cuore.
Per la tua voce liquida come l’acqua di un fiume.
Per tante cose, amore mio, grazie.
Soprattutto grazie per saper essere così maledettamente tutto, per me.
Solo per me.
Scritto da: laurawriter
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mercoledì, 04 novembre 2009 alle 11:32
Cazzo.
Mi è venuta la sciatica.
A ventisei anni.
Ma sarà possibile??????????
A parte ciò, tralasciando anche il fatto che cammino come Pinocchio dopo che gliel'hanno messo dove non batte il sole, sono finalmente riuscita a finire "Venuto al Mondo".
E non saprei dire se mi è piaciuto oppure no.
Quel libro è come una persona, a volte ti prende, a volte lo prenderesti a calci da tanto ti fa arrabbiare, a volte non puoi fare a meno di stargli vicino.
Quindi, nel complesso, è un bel libro.
Ma adesso mi serve una lettura un po' più leggerina...
Iersera, dato che non posso far altro che starmene ferma, mi sono studiata un po' di ricette di cucina, che domenica ho i miei a pranzo.
Tutto francese, vini compresi.
Se poi butta male c'ho sempre il mezzo prosciutto da piazzare nell'affettatrice e una bella scorta di piada...si sa mai...
Stamattina, complice il fatto che durante la notte non avevo chiuso occhio per colpa di questo maledetto nervo che ha deciso di scoprirsi, sono arrivata a lavorare con un'ora e passa di ritardo e quindi sto espiando con diligenza: testa bassa e pedalare.
Però adesso vado a casa, che non riesco a stare seduta più di tanto e c'ho pure i coglioni belli girati.
Son positiva oggi, eh????
Scritto da: laurawriter
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lunedì, 02 novembre 2009 alle 08:30
Che venerdì sera parte in sordina, con un sacco di defezioni all’ultimo momento e ci si trova solo io e Sanaa a casa sua davanti a una pizza e una bottiglia di rosso che io purtroppo sono costretta a disdegnare che poi non ho voglia di storie quando è ora di tornare a casa.
Che alla fine ridendo e scherzando si fanno le due che nemmeno ce ne accorgiamo e vado via col cuore bello leggero avvolta nel mio vestito di lana che non tiene abbastanza caldo per il rigido della notte ma va bene lo stesso.
E sabato mattina mi sveglio con calma e passeggio per le vie del quartiere e un po’ mi attardo al sole, compro il giornale e me lo leggo in piazza davanti a un caffè e poi vado a comprare il pesce per mia mamma che mi chiama disperata che si era dimenticata di comprare le cozze per il brodetto della cena e non sa come fare e per fortuna che ci sono io che gliele porto a casa in un attimo e l’allarme rientra.
E nel pomeriggio un po’ si cazzeggia, un po’ si scrive, un po’ ci si perde l’uno nell’altra dimentichi del tempo, del freddo fuori e dell’appuntamento serale con i francesi a casa dei miei genitori e infatti si arriva un po’ tardi ma nessuno ha nulla da dire, che basta stare assieme e la serata viaggia bene, complice l’ottima cena e il vino bianco con quelle bollicine che vanno giù che è un piacere e poi si parte verso mezzanotte, per questa fantomatica festa di Halloween che non troviamo, perché le indicazioni erano un po’ farlocche e allora si torna giù in Piazzetta da Roby e si fa serata lì e tra una roba a l’altra si fa tardi che c’è sempre qualcuno che conosci e che non vedi da un po’ e quando ci infiliamo sotto le coperte sono le tre passate.
Ieri mi alzo abbastanza prestino e faccio il pane, un paio d’uova di sfoglia e preparo il sughino allo scoglio per il pranzo. Leggo un po’ “Venuto al Mondo”, che continua a non convincermi, poi sveglio la mia metà e si fa tutto con calma, che la domenica è bella così, silenziosa e rilassata al massimo.
E il tempo era bello e vuoi che non mi infilo le scarpe da ginnastica per la mia solita passeggiata lunga lunga con l’ipod nelle orecchie? E finisce che in centro mi compro un berretto di lana bellissimo che mi sta da Dio e una guida sul Balcani Occidentali, che un po’ mi serve per il mio romanzo e un po’ da spunto per un’ipotetica vacanza futura, che ci sono dei posticini niente male, da quelle parti…vedremo.
Ora sono qui, con un maglione arancio pesante e un caffè bollente a fianco, sperando che mi venga se non un po’, almeno il minimo sindacale di voglia di far qualcosa…
Ma ho i miei dubbi…
Scritto da: laurawriter
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varie ed eventuali, aspettando il weekend...
venerdì, 23 ottobre 2009 alle 08:44
Domani e domenica spero vivamente che non piova perché ci aspetta un weekend da spendere in campagna a raccogliere le olive. E siccome gli alberelli sono più di duecento e sono stra carichi, meglio che splenda il sole.
Mi immagino già, lunedì mattina, ancora più stanca di oggi, che mi trascino sui gomiti per tutto l'ufficio.
Ma va bene così, che poi usare il proprio olio per tutto l'anno non ha davvero prezzo e poi è bellissimo starsene di fuori a ridere e scherzare e finisce che si forma sempre il solito capannello di donne ciarliere tutte intorno allo stesso albero e chi ci ferma più, che ce n'è proprio per tutti i gusti e non risparmiamo davvero nessuno.
E stasera vengono la Princess e Sanaa a casa e poi si vedrà se finire la serata a casa oppure in enoteca dai ragazzi, che è una vita che non li vado a trovare e mi mancano un po'. Che però anche un bel Vin Brulée bevuto a casa sul divano mentre si chiacchiera e si sparlotta anche un po' non sarebbe male, vedremo.
Ieri sera abbiamo visto "Whatever Works", l'ultimo film di Woody Allen ed era tanto che non mi divertivo così tanto davanti alla tv, che nonostante le tematiche siano tutto tranne che leggere, il modo in cui le affronta è sempre il suo: con quell'ironia tagliente che piace tanto a me e che mi fa piegare in due dal ridere dall'inizio alla fine.
Sto scrivendo poco, ma ho in testa una bella idea e sto aspettando una risposta per qualcosa che spero si concluda bene.
Tenendo le dita incrociate vi auguro un buon weekend.
Scritto da: laurawriter
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lunedì, 19 ottobre 2009 alle 09:45
Che ci sono weekend come questo, trascorsi sul filo del dolce far niente e del comprare le ultime cose per casa e lavarle e sistemarle nei ripiani per avere tutto al suo posto.
Venerdì sera rimpatriata con le ragazze a cena da Ross e la Perla che era una vita che non ci andavamo e siamo state bene bene e tra una risata e l’altra ci si è ridotte a casa verso l’una e io ancora non ne avevo abbastanza e mi sono messa a scrivere, che c’erano dei passaggi nel libro nuovo che non mi convincevano.
Che c’è sabato, dopo una mattinata spesa all’Ikea, mi sono infilata scarpe da ginnastica e Ipod e mi sono fatta una delle mie passeggiate lunghe e benefiche per la mente che viaggia per conto suo e chi la ferma più. E torno a casa e mi metto a preparare la cena e per fortuna che mio marito mi sfiletta il branzino altrimenti non avrei saputo dove mettere le mani. E mi addormento come un sasso sul divano alle dieci e mezza, complice il vino bianco, la camminata e anche il fatto che è da prima del matrimonio che non mi riposo come Dio comanda.
E domenica un po’ impasto pane, un po’ faccio la sfoglia per le tagliatelle che ci mangiamo come due che non toccano cibo da settimane, un po’ mi rilasso sul divano leggendo il giornale e l’ultimo romanzo della Mazzantini. E si fanno le sette che manco ce ne accorgiamo e andiamo a mangiare un hamburger con i ragazzi in un locale in stile anni 50 carino ma un po’ troppo strapieno di gente e ci decidiamo che la serata la finiamo da noi, davanti a un bel bicchiere di vino con Norah Jones in sottofondo per conciliare la chiacchiera a briglia sciolta.
Che ci sono weekend come questo, che passano in sordina e apparentemente non succede nulla degno di nota.
Ma se ti fermi bene ad osservare i dettagli, qualcosa di straordinario capita sempre, ogni giorno.
Capita che mentre siamo in macchina e siamo entrambi persi nei nostri pensieri parte una canzone alla radio ed entrambi cominciamo a cantarla in simultanea e le mani si cercano.
Che tutti se la dedicano come una canzone d’amore, invece è un inno alla sofferenza e alla fatica e a me ricorda tutte le difficoltà passate per raggiungere questo stato di grazia che vivo adesso.
E non so se per te è lo stesso, non so se senti le stesse cose che sento io, quando la canti.
Non ha senso chiedersi certe cose.
Che non ci si può dire tutto, non si deve.
E allora ce lo si dice, con le parole di un altro.
“One Love
One Blood
One Life, you’ve got to do what you should
One Life
You’ve get to share it
Carrin’ each other…One…”
Scritto da: laurawriter
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martedì, 13 ottobre 2009 alle 08:19
Mi ci è voluta una settimana per riprendermi e rendermi conto del fatto che sì, siamo tornati dal nostro viaggio di nozze. Che tutto è stato, tranne la solita, canonica luna di miele. Ma del resto c'era da aspettarselo, visti i soggetti coinvolti nella faccenda. Che solo a noi ci può venire in mente di condensare insieme in quindici giorni quattro capitali del calibro di quelle che abbiamo scelto. Un bagaglio a testa, cinque carte d'imbarco e la speranza che tutto andasse bene.
E così è stato.
La partenza da Forlì, che ha un aeroporto che più che altro ricorda la hall di un albergo e non ti sembra mica possibile che da lì facciano alzare in volo degli aerei ma tant'è. E con un po' di ritardo ci si imbarca e due secondi dopo il decollo mio marito si addormenta come un sasso, lasciandomi sola in balia della miriade di italiani in preda all'esaltazione di passare una settimana dentro ai coffee shop.
A Schipol c'erano Bart e Renée ad aspettarci e nonostante ci fossimo visti solo una settimana prima al matrimonio, ci siamo riabbracciati come se fossero passati secoli dal nostro ultimo incontro.
L'Olanda per me è un paese completamente nuovo e mi colpisce per prima cosa il clima stranamente mite e l'ampiezza delle carreggiate. L'albergo è delizioso, una tipica costruzione olandese, con tetto a punta e mattoncini e scalini malefici alti e stretti. Ma quello che mi colpisce di più di questo paese non sono le pianure, i mulini a vento, la quiete, le mucche, le biciclette o i mille canali che l'attraversano. Quello che mi lascia a bocca aperta e mi apre il cuore è il calore delle persone, la loro capacità di saperti fare sentire a tuo agio.
Come sanno accoglierti in casa loro, mostrarti orgogliosi il loro giardinetto curato o la loro barca sul canale dietro casa, come sanno scherzare con te con una birra in mano e un sorriso spontaneo che vale più di mille parole.
Poi c'è anche tutto il resto, ovviamente.
Ci sono le biciclette, che viaggiano più delle moto da corsa, ci sono i mulini, c'è una spiaggia bellissima a Bergen an Zee che si affaccia sul Mare del Nord e soffia un vento che ti porta via, ci sono i borghi di pescatori dove ancora si mangia l'aringa cruda in mezzo alla strada.
C'è Amsterdam, con i suoi mille canali, le sue case alte e strette, le sue chiatte mollemente adagiate sull'acqua. Il Museo Van Gogh, Piazza Dam, il Red Light District con le vetrine e provate a fare una foto alle ragazze, che escono fuori e vi cavano gli occhi, il Grasshoper e tutti gli altri coffee shop strapieni di gente e quell'odore così dolciastro e pungente e buono al tempo stesso, che un po' stordisce e un po' inebria.
E tantissimi altri odori, nei viali di questa meravigliosa città a un km e mezzo sotto il livello del mare: odore di burro, di fritto, di pane, di vita.
E separarsi dai ragazzi, e cucinare italiano per loro l'ultima sera e fare tardissimo e bersi tutto quello che c'era sulla tavola e ridere, ridere e ridere ancora. Che quando ci hanno riaccompagnati a Schipol la mattina del giovedì, dopo cinque giorni così belli, si era tutti un po' legnosi e impacciati e non si sapeva bene cosa dire o fare e ormai mi metto a piangere quando Renée mi ha buttato le braccia al collo e continuava a bisbigliare thank you thank you guys.
Ma davanti a me c'erano quattro giorni da passare nel Regno Unito e la tristezza se n'è andata non appena le mie converse hanno toccato il suolo britannico.
Perché nove anni sono tanti. Troppi.
E l'emozione di rivedere Londra sotto un sole abbagliante dopo tutto questo tempo è semplicemente indescrivibile.
E scendere a Victoria Station, prendere la valigia sulle spalle e infilarci subito nel ventre di questa città e cambiare la Central, la Piccadilly e la Northern Line per arrivare nel fottuto West 11 e lì scoprire che l'indirizzo dell'albergo era sbagliato. E chiedere indicazioni a un signore seduto a un caffè e vederlo entrare in casa, accendere internet e cercarci indirizzo e numero di telefono esatti mi ha fatta sentire di nuovo a casa. Che l'Isola è davvero casa mia e non capisco come ho fatto a non tornarci per tutto quel tempo.
E finalmente, dopo aver trovato l'albergo giusto e una doccia più che meritata ci siamo tuffati nel traffico di Oxford Street e giù fino a Piccadilly Circus e poi di nuovo verso Bond Street e Marble Arch. E la sera tirarsi a lucido e scendere le scale e andare a cena da Vito che ci ha voluti ospiti nel suo bellissimo locale e bere vini eccellenti e brindare al nostro amore e a tutto quello che ci siamo promessi. Qui, nella città più bella del mondo, non ha prezzo.
E perdermi nei tuoi occhi neri come l'inferno mentre facciamo l'amore, e arrivare a sfiorare la porta del paradiso quando capisco che anche a te non importa niente delle conseguenza, e vada come vada e sia quel che sia.
Tornare alla National Gallery, al British Museum, sedersi a Covent Garden a bere una birretta mentre un artista di strada si esibisce e mi strappa un paio di risate di quelle che non ho di frequente e sentire le tue mani che cercano sempre le mie.
E lasciarla mentre ancora è addormentata Londra, alle cinque del mattino, come a non volerci fare sentire che andavamo via, si sa mai se ne avesse a male.
E di là dalla Manica, si sa, è tutta un altra storia.
Che non incontri più gente che se per errore ti viene a sbattere ti chiede scusa, no. Incontri persone che a malapena ti salutano, anche in albergo, che se gli chiedi un'indicazione la maggior parte delle volte ti fa capire che ti sta facendo un favore a risponderti, che non fa il minimo sforzo per parlare in inglese. Insomma, hanno una bellissima città. Innegabile eh. E hanno anche una storia avvincente e intrigante alle spalle, che li ha resi quelli che sono e che ha dato a questa terra menti di tutto rispetto. Che quando arrivi a Parigi rimani per un quarto d'ora a bocca aperta e per il resto del tempo che ci stai ti senti piccolo piccolo, davanti alla sua imponenza.
Ed è sempre bella, ma meno rispetto all'ultima volta che ci ero stata: l'ho trovata stanca, abbandonata e quasi rassegnata al suo problema irrisolto con gli immigrati, gli emarginati e gli zingari che la abitano e che affollano indisturbati le vie del centro. L'aria che si respira mette un po' di soggezione e anche se non vuoi, anche se non vorresti, non riesci a combattere quell'istinto che ti suggerisce di guardarti sempre intorno, che non si sa mai.
E nonostante sia la città più romantica di sempre, paradossalmente è stato l'unico neo del nostro viaggio di nozze.
E ancora non sapevamo cosa ci aspettasse più a sud-ovest, qualche giorno più tardi.
Non ero mai stata a Madrid.
Ma ci torno, questo è sicuro.
Già atterrare alle otto del mattino non è piacevole, perché implica che come minimo sei già in piedi da tre-quattro ore, e arrivare al Barajas Airport e trovarmi davanti al muso la zona fumatori m'ha rimesso al mondo. E anche la colazione all'albergo un'ora dopo ha sicuramente aiutato a farci dimenticare l'alzataccia e ci ha spronati a uscire subito alla scoperta di questa città che non sapevamo nemmeno da che parte prendere, ma che abbiamo fatto nostra in un paio d'ore.
E complici i trenta gradi costanti, la tranquillità e la giovialità della gente del posto, le usanze molto più simili alle nostre rispetto ovviamente al Nord Europa, a Madrid non mi sembrava nemmeno di essere all'estero. Di giorno ci spostavamo tra Malasaňa e la Gran Vìa e la sera la passavamo a Chueca.
E come sempre quando stai bene, il tempo passa troppo in fretta e tempo un battito di ciglia e un paio di brindisi, ed eravamo di nuovo al check in, ma questa volta la destinazione era casa e la piva era parecchio nel sacco. E ci si è messa pure la Ryanair a rompere le scatole e a rendere il viaggio di ritorno ancora più amarognolo: tra gli assistenti e il personale dell'aeroporto che si rifiuta di parlare in inglese, la fiscalità assurda e portata al ridicolo di questa compagnia aerea, e le pochissime ore di sonno accumulate in due settimane, io ho davvero rischiato di mettere le mani addosso a qualcuno. E tralasciamo non solo il fatto che ti fanno pagare 15 stracazzo di euri per ogni kg in più (e ovviamente non era la mia valigia a pesare più del dovuto ma vabbè), ma anche il fatto che il pilota si è sentito improvvisamente la reincarnazione del Barone Rosso e ha fatto un atterraggio che mi ha aggiunto minimo cinque anni di vita. La prossima volta col cazzo, piuttosto torno a piedi, ma con la Ryanair non ci volo più, manco se mi pagano.
Ma a parte questa piccola disavventura siamo tornati a casa stanchi morti, con una cinquantina di km a testa nelle gambe, cinquecento foto nella compatta, quattro moleskine piene di appunti, un bagaglio a mano pieno di regali e acquisti per noi due e il ricordo di un bellissimo viaggio di nozze che spero abbia solo fatto da apripista.
Che io con te voglio vedermelo tutto, questo mondo, amore mio.
E mentre scrivo guardo con la coda dell'occhio la mia tazza con la Union Jack e sorrido un po'.
Che lo so, che ce lo gireremo in lungo e in largo, prima o poi.
Insieme, io e te e non ci serve altro.
Scritto da: laurawriter
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lunedì, 05 ottobre 2009 alle 08:32
Ok. Ieri mattina alle dieci e mezza siamo atterrati a Bologna.
Ancora devo realizzare che sono tornata.
Ma vi prometto che cercherò di riprendermi alla velocità del suono e al più presto farò un racconto dettagliato di questo meraviglioso viaggio di nozze attraverso l'Europa nord occidentale.
Sono in ufficio con i capelli più lunghi, le gambe un po' indolenzite e una t-shirt di Amsterdam.
Per la serie: il buongiorno si vede dal mattino...
Hasta luego!
Scritto da: laurawriter
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venerdì, 11 settembre 2009 alle 08:07
Abbiamo finito di traslocare questa notte.
Stamattina siamo a lavoro.
Lo stanzino che dovrebbe essere il mio studio sta esplodendo per l'esubero di scatoloni.
Il tavolo della cucina non è montato.
Abbiamo passato le ultime 3 notti a bestemmiare con il divano e i mobiletti dell'Ikea, ma adesso sono montati e fissati e bellissimi.
Mia mamma è più nervosa di noi due messi assieme, manco si sposasse lei, ma se non ci avesse dato una mano a quest'ora avremmo dovuto contemplare l'ipotesi di dormire sotto un ponte.
Mi fanno male i piedi e non so come farò ad infilare le scarpe domani...
Stesera lavoro fino alle nove, poi andiamo su a casa a portare le ultime cose leggere.
Siamo a pezzi.
Ma non siamo mai stati più felici di così.
Che bello essere innamorati.
Domani mi sposo.
Ci sentiamo quando ritorno dal nostro zingaro viaggio per mezza Europa.
Hasta Luego!
Scritto da: laurawriter
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mercoledì, 02 settembre 2009 alle 15:16
Scusate se non vengo a trovarvi sui vostri blog, e nel caso in cui lo faccia, scusate se non lascio mai uno straccio di commento.
Scusate se manco rispondo qui.
Ma mancano dieci giorni e poi mi sposo.
E sto anche traslocando.
Quindi se tra un cartone e l'altro non mi va molto di aggionarere, mi sa che sono giustificata.
Il cuore batte Ely, eccome se batte ;)
Ci sentiamo, credo, dopo il dodici settembre.
Hasta luego!
(e sempre per Ely: è alle sei del pomeriggio di sabato 12, alla chiesa dell'Alba. Vieni a vedermi se ti va!)
Scritto da: laurawriter
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domenica, 23 agosto 2009 alle 20:10
Oggi c'è stato un gran bel sole.
Oggi al mare si stava proprio bene, con quel venticello che non ti faceva sentire troppo caldo.
Oggi ci si è fatti quattro grasse risate, tutti insieme a prendere il sole e a lasciar trascorrere il tempo lentamente, senza pensieri e senza fretta.
Oggi mi sentivo bene e mi è piaciuto brindare a questa splendida estate con uno Spritz fatto a regola d'arte, le guance rosse di sole e i piedi affondati nella sabbia e il vento che mi scompigliava i capelli.
Oggi a un certo punto ho alzato gli occhi in su e ho mormorato qualcosa piano piano tra le labbra quando nessuno vedeva.
Oggi avresti compiuto venticinque anni.
Ti voglio bene amico mio.
Buon compleanno.
Scritto da: laurawriter
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Parlo di Me:
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Scrivere, il mio uomo,i profumi speziati, viaggiare con uno zaino in spalla e poco altro, fare fotografie, camminare per ore con 'ipod nelle orecchie sulla spiaggia, la mia Moleskine rossa, passare ore in libreria, il vino rosso, cucinare e tante, troppe altre cose..
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Odio la gente che urla, gli odori sgradevoli, il qualunquismo, il falso buonismo, chi si lamenta da mane a sera, la gente sciatta, i capelli sporchi, chi semplifica, chi generalizza, chi è intollerante senza conoscere, i preconcetti, i pregiudizi gratuiti...
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